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Il commercio ai tempi del Covid-19

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un negozio meglio organizzato per l'e-commerce

In questi momenti in cui siamo braccati dal terribile virus bisogna cercare di vivere al meglio cercando di correre meno rischi possibili.

Fare la spesa è un motivo consentito per uscire di casa ed approvvigionarsi di beni essenziali. Chi non può o non vuole uscire può chiedere di farsi recapitare a casa la spesa dopo averla ordinata per telefono.
E allora perché uscire quando posso trovare da mangiare sulla porta di casa? Telefono quindi fiducioso ad un supermercato di cui sono cliente abituale, contento di approfittare di questa preziosa opportunità: uno, due, cinque, dieci e più telefonate con il numero sempre occupato; il giorno dopo idem.

Quindi esco, vado al supermercato e chiedo all’accoglienza circa il servizio a domicilio: la risposta consiste in un allargamento sconsolato delle braccia, senza parlare.
Poi vado in un negozio di prodotti biologici abbastanza grande dove vedo un gruppo di ragazzi affannatissimi a “fare la spesa” ordinata per telefono da clienti.

Non ci siamo. Moltissimi esercenti non sono pronti al servizio a domicilio che stanno cercando di offrire alla meglio e improvvisando; così si generano confusione, approssimazione, ritardi, incomprensioni che hanno un solo risultato: l’insoddisfazione del cliente che, per usufruire dello stesso servizio, si rivolgerà ad altri più organizzati ed efficienti. Senza fare nomi, Amazon.
Vero è che stiamo vivendo un’emergenza e che tutto è “provvisorio”: ma gli ordini telematici, l’e-commerce, il servizio di consegna a domicilio non sono attività emergenziali o provvisorie, ma sono una realtà.

Per rendere un servizio a domicilio è necessario che l’ordine sia preciso ed inequivocabile per cui il prodotto deve essere identificabile con precisione per ricevere esattamente quello che si è ordinato: si deve avere quindi un catalogo strutturato bene, prima di tutto. Non si può ordinare un chilo di mele genericamente, ma si deve indicare un chilo di mele Fuji o quattro mele Fuji: così per le zucchine, il pane, la carne. Insomma ci vuole un sistema che permetta di scegliere univocamente un prodotto, inviare un’ordine preciso (magari guardando anche delle immagini).

L’ordine deve poi essere evaso: il personale non può girare tra gli scaffali a cercare affannosamente il prodotto, ma è necessario avere scaffali identificabili con un codice che permetta di prelevare rapidamente ed esattamente il prodotto in ordine. Più scientifico è questo processo più rapidamente si predispone la spedizione che pure deve essere organizzata per zone perché l’omino delle consegne non può servire due zone lontane tra loro.

Inoltre la consegna non può più essere fatta con ingombranti, lenti, fumosi, velenosi e costosissimi mezzi a motore: oggi la micrologistica è affidata a mezzi veloci in città, mezzi sostenibili, puliti ed economici: le bici o, meglio, le bici cargo come quelle che si vedono ognittanto in giro usate molto dai corrieri e dai postini.
Insomma, se voglio la mia spesa a casa, devo rivolgermi ad un negozio meglio organizzato per l’e-commerce.

E non è vero che l’aumento dei parcheggi favorisce le vendite perché, passata questa emergenza per il coronavirus, questo tipo di commercio sarà ancora disorganizzato, inefficiente e perdente. Ammesso che sopravviva alla catastrofe economica che seguirà.