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Gabriele Curci no smog: spingiamo sempre di più sui pedali

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no smog

Legenda
G: Gabriele Curci
F: Filippo Catania

F: Oggi sono con Gabriele Curci, un fisico Professore Associato dell’università dell’Aquila presso il Dipartimento di Fisica e di Chimica. È responsabile della ricerca e modellistica dell’ambiente presso il CETEMPS dell’Aquila e con lui parleremo dei cambiamenti climatici che stanno determinando gravi conseguenze per tutti.

Ciao Gabriele!

G: buongiorno a tutti, Filippo, e a tutti gli ascoltatori

F: benvenuto a pedalognigiorno. Gabriele cos’è il CETEMPS? Il CETEMPS è un centro di eccellenza che si è stabilito nel 2001 con un bando ministeriale, è stato finanziato per i primi 3 anni dal ministero dopodiché si è autofinanziato con progetti competitivi e convenzioni con enti pubblici e privati e quindi fino ad oggi è sopravvissuto. Da spazio alla ricerca sulla fisica dell’atmosfera e sulle sue applicazioni in generale e quindi raccoglie un numero di persone intorno ai 45, associati non solo dell’università dell’Aquila, ma anche di altri enti come CNR, vari istituti e l’università La Sapienza e altri. Questi afferiscono al centro con diversi aspetti della ricerca che riguarda l’atmosfera: dalle osservazioni alla modellistica, dalle scale metereologiche alle scale climatiche.

F: Sul sito del CETEMPS vedo una pagina dedicata alla gli uragani mediterranei e questa cosa mi incuriosisce perché questi spesso interessano i nostri mari. Anche sulla terraferma esistono episodi, oserei dire quasi cataclismi, davvero funesti. Perché avviene tutto ciò?

G: per quanto riguarda gli uragani cosiddetti mediterranei sono un fenomeno in realtà non nuovo: è stato osservato che nell’antichità già ci sono documenti degli antichi greci e degli antichi romani che riportano di tempeste molto forti sul mare. Si chiamano così, uragani, per la somiglianza che hanno con i veri uragani tropicali. Non essendo noi però a latitudini tropicali, e soprattutto non avendo un mare ampio è caldo come quello dei tropici, in realtà ci somigliano soltanto: dall’alto assomigliano un po’ a quel ricciolo con l’occhio vuoto in mezzo che è il simbolo del ciclone tropicale. Sono tempeste in effetti molto violente che possono generarsi con frequenza uno o due volte l’anno sul Mediterraneo che assomigliano come forma e come genesi a quelli tropicali, ma non hanno la stessa potenza: non sarebbero classificati come scala 1 di un normale uragano tropicale e tuttavia sono molto intensi per i nostri standard con velocità del vento superiore a 100 km orari, con raffiche anche più forti e precipitazioni che possono essere localmente anche molto intense e sulla terraferma. Si formano sul mare e quando arrivano sulla terraferma tendono a smorzarsi come fanno anche gli uragani tropicali. Quando osserviamo dei fenomeni intensi anche sulla terraferma spesso non sono dovuti a strutture di questo tipo: questi “medicane”, così vengono chiamati, sono dei fenomeni che si stanno intensificando nei decenni recenti: quello che si sta osservando è che le precipitazioni stanno avendo un andamento decrescente come totale annuale sulle nostre latitudini. Sta cambiando tuttavia la concentrazione nel tempo cioè lo stessa quantità di pioggia tende a cadere in meno giorni il che significa che, quando piove spesso, piove in maniera più intensa di quando si era abituati ad osservare nei decenni passati. Questo è legato ai cosiddetti cambiamenti climatici per il fatto che il pianeta si sta scaldando per effetto dell’intervento umano con l’emissione di gas serra e con le modifiche all’utilizzo del suolo.

F: certo. Una serie di eventi che veramente ci fanno accorgere che qualcosa qualcosa sta cambiando quindi la temperatura del globo va aumentando perché le nostre emissioni sono davvero importanti. Come sai noi che teniamo a cuore gli amanti della bicicletta! Ci definiscono così, ma in realtà usiamo la bicicletta per lo spostamento, per il trasporto: a bicicletta come sai è riconosciuta un veicolo dal Codice della Strada. Riteniamo che la diminuzione dell’uso dell’automobile in città specialmente e l’aumento del trasporto pubblico e dell’uso della bicicletta possano contribuire a combattere l’inquinamento. Le emissioni delle automobili sono tante e perniciose questo tu ce lo puoi confermare…

G: certo siamo come dire dentro un’altra società tecnologica altamente bisognosa di energia e di prodotti. Ci siamo un po’ staccati da quelli che sono i cicli naturali con l’avvento della quarta rivoluzione industriale, quella di internet delle cose e della robotica e dell’intelligenza artificiale: tutta questa tecnologia richiede un ampio dispendio di energia che fino adesso ci siamo procurati tramite combustibili fossili ed è questo il centro di tutti quanti i cambiamenti che dobbiamo a prestarci a vivere. Per il cambiamento del sistema la bicicletta e la mobilità sono degli elementi fondamentali perché appunto non fanno largo utilizzo di combustibili fossili. Le automobili non solo quindi creano grosse emissioni di gas serra aggiuntive a quelle naturali, ma non avendo una combustione pulita creano il cosiddetto inquinamento urbano, lo smog. Quindi in città viviamo problematiche, non solo in città purtroppo, problematiche legate all’emissione dirette delle automobili e del trasporto privato. Una lezione ci viene dal recente lockdown che è stato un “esperimento” su larga scala in cui si è ridotto di circa il 75% il settore trasporto quindi anche le emissioni legate a questo: si sono osservati grossi cali dell’inquinamento urbano, ma questo calo non è stato così omogeneo né così uguale per tutti i tipi di inquinanti. Gli ossidi di azoto, che sono dei gas emessi direttamente da qualsiasi tipo di combustione, sono scesi nettamente di circa la metà nelle maggiori città mentre il particolato fine, il famoso pm10, non è che sia sceso più di tanto. Ha fatto molta più fatica a dare un segnale di miglioramento rispetto agli ossidi di azoto perché il problema è la mobilità che è solo uno degli aspetti del nostro vivere e delle nostre attività. Ci sono comunque ancora le industrie che sono attive, la stessa produzione di energia che ci serve anche quando stiamo a casa, anche quando stiamo fermi, anche quando apparentemente non facciamo nulla stiamo comunque consumando tantissimo e quindi qualcuno deve produrla quell’energia per noi. Tutto questo comporta l’emissione di gas serra di altri tipi di inquinanti a vita più breve ma con effetti sull’ambiente altrettanto importanti.

F: speriamo che qualcosa abbiamo imparato e devo dire che la mia impressione personale è che qualcuno si rende conto di questo perché vedo molte più biciclette in giro. Ho lo sguardo molto di più sulla mobilità ovviamente che è la mia attività quotidiana. Queste cose hanno influenze in tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana. Un’ultima domanda ti voglio fare: ripongo molta fiducia nei giovani e tu che ci sei a contatto con gli studenti tutti i giorni, hai un dialogo con loro, quale coscienza oggi è tra di loro, visto che si dice tanto male di questi giovani che non hanno una coscienza civile. Io non ci credo…

G: non ci credo neanche io. Secondo me sono molto più sensibili delle generazioni precedenti ai temi ambientali e soprattutto sono molto più disposti a cambiare abitudini. è questo che noi dobbiamo veramente apprestarci a fare: la bicicletta secondo me ha il forte potenziale, non solo di ridurre direttamente le emissioni, ma soprattutto di farci cambiare mentalità, approccio alla quotidianità. Io sono venuto stamattina in ufficio in bicicletta quindi l’ho usata come mezzo di trasporto e non per sport. Vedo anch’io che molti altri stanno usando la bicicletta vestiti normali, anche con giacca e cravatta. Anche questo ti porta a vedere la città in maniera diversa perché ti accorgi di molte cose di cui dalla macchina non puoi renderti conto: le difficoltà che possono avere persone con scarsa mobilità, i pedoni, il dissesto delle strade, l’abbandono di alcune aree verdi… con la bicicletta, andando più lentamente, te ne rendi conto molto di più. Inoltre con la bici cambi proprio le tue abitudini, gli orari. Ti abitui a un modo di vivere secondo me non tanto più lento quanto più attento: questa secondo me è la parola chiave. Più attento a una serie di aspetti che ricadono tutti nelle problematiche di cui stiamo parlando: ciò ti aiuta a prediligere la qualità rispetto alla quantità in generale su tutti i tipi di prodotti: questa è la chiave dei nostri mali. Noi viviamo in un sistema di produzione lineare in cui estraiamo risorse dell’ambiente, le utilizziamo, le prendiamo sempre più in fretta in maniera da consumare altro e poi le buttiamo tutte.

Cioè mangiamo nello stesso piatto in cui poi buttiamo tutto: dobbiamo cambiare tutto questo. La bicicletta ti introduce automaticamente in questo tipo di modo di pensare circolare: questo è la parola chiave. Circolare come le ruote della bicicletta. Tutto deve essere pensato in maniera che deve essere riutilizzato e a lungo: ciò che scarto per qualcuno deve diventare nutrimento per qualcun altro, come succede nella natura, come succede nel negli ecosistemi normali. E tutto questo comporta un cambiamento forte, drastico del sistema economico e anche dell’attitudine sociale. Secondo me sono tanti gli aspetti che vanno cambiati. I giovani, tornando alla domanda, sono molto sensibili.

Il bisogno di un appagamento sociale, di un riconoscimento non potrà più essere soddisfatto dal possesso dell’automobile più grande degli altri, dall’avere i vestiti più costosi e all’ultima moda, l’ultimo telefonino: non è questo! Noi dobbiamo farci riconoscere invece per l’originalità e la creatività, la qualità, la capacità di essere sincronizzati con la natura che è il nostro bene primario che consumiamo indebitamente. Non abbiamo altro, non abbiamo altre risorse. Consumiamo quelle che abbiamo e non ne avremo più.

F: bene Gabriele, veramente molto interessante quello che hai detto. Inutile dire che le nostre idee collimano perfettamente. Veramente ti auguro un buon futuro perché hai un ruolo importante proprio perché a contatto con i giovani, proprio perché sei nel settore dell’educazione quindi è un ruolo nella società molto importante. E io ti ringrazio, ti saluto e spero di incontrarti presto

G: grazie mille a te per anche per questo podcast che porti avanti che secondo me ha un ruolo importante per diffondere queste idee, per non sentirsi soli, perché molti vanno in bicicletta e si vedono circondati solo da automobili: a volte dicono “cavolo però sono da solo come faccio?”. Parliamone, parliamone, diffondiamo il buon esempio che porta cose buone.

Non demordiamo e anzi spingiamo sempre di più sui pedali!

F: Assolutamente! Grazie! Ciao!

G: ciao a tutti