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Intervista a Alessandro Tursi

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Alessandro Tursi FIAB

Alessandro Tursi, Presidente Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta

Il testo seguente è la trascrizione dell’intervista che potrete ascoltare nel podcast al quarto capitolo cliccabile al 1° punto dell’onda.
Chiedo scusa se nel testo possono esserci errori e imperfezioni dovute alla trascrizione automatica dell’audio


Legenda
F: Filippo Catania
A: Alessandro Tursi

F:il primo incontro di Pedalognigiorno è con Alessandro Tursi presidente di FIAB che è la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta

F: Ciao Alessandro

A: Ciao Filippo e ciao a tutti

F: grazie per essere con noi, cos’è FIAB?

A: FIAB è una grande associazione ambientalista italiana che si occupa di ambiente e in particolare del tema bicicletta quindi la bicicletta vista come stile di vita, prima di tutto, e come mezzo di trasporto nel quotidiano e come alternativa alla modalità purtroppo dominante in Italia basata sulla motorizzazione privata. Quindi la bici con tutto quello che poi si porta dietro in termini di stile di vita dei valori a trecentosessanta gradi, positivi.
F: Certo perché ovviamente esistono vari tipi di ciclisti ma quelli che come me come noi sono quelli che usano la bici in città per muoversi e qualche volta anche per fare del cicloturismo,

Fiab sta svolgendo comunque le proprie attività, nonostante il momento?

A: Sì, tutte la nostre manifestazioni ovviamente sono annullate e come qualsiasi altra attività che viene fatta all’aperto oppure di riunioni perché l’attività di FIAB sono fatte di manifestazioni su strada, ma moltissimo sono incontri pubblici con gli amministratori, con scolaresche, con la cittadinanza e facciamo un grande lavoro di advocacy: cioè di convincere e portare un messaggio alle persone ad avere un atteggiamento non solo di mobilità e di vita, un approccio alla mobilità di tipo radicalmente diverso da quello attualmente insostenibile per l’ambiente, ma anche per la nostra salute su tutti i fronti. Pensiamo soltanto alla alla mobilità inoppugnabile, confrontando i dati, che la ddove si usa di più la bicicletta per gli spostamenti dove la bici incide di più come mezzo, diminuiscono drasticamente le vittime della strada. Adesso abbiamo questa immane tragedia del coronavirus, ma tutti gli anni in Italia muoiono più persone sulla strada che non è per l’attentato delle Torri Gemelle a New York di vent’anni fa. Più le centinaia di migliaia di feriti e decine di migliaia di feriti gravi invalidi permanenti che questi pure vanno nella rianimazione, ma è considerato normale quello che normale non è. Altri aspetti: la sedentarietà uccide tantissimo non in modo eclatante, ma comunque riduce la qualità della vita e porta altre patologie, ci fa vivere meno. L’inquinamento dell’aria è soltanto una delle cose che magari si pensa di risolvere con l’auto elettrica quando una buona parte delle polveri sottili è sollevata solamente dalle ruote con la frenata e quindi questo l’auto elettrica non lo eliminerebbe: se e quando avremo un parco auto tutto basato sull’elettrico, forse fra venticinque anni.

F: leggevo proprio ieri che ci sono più di cinquantamila morti all’anno in italia per malattie polmonari quindi l’inquinamento incide eccome!

A: su questi sono dati inoppugnabili. è pur vero che una zona dove vive gran parte della popolazione italiana, la Val Padana, è la zona più inquinata d’europa; gli inquinanti sono paragonabili a quelli delle zone industriali cinesi per capirci, siamo a un livello di inquinamento ormai da terzo mondo, da prima industrializzazione, per un misto di stili di vita sbagliati e anche di condizioni climatiche sfavorevoli. La val padana é veramente un catino dei veleni, ma proprio per questo dovremmo dare consigli di vita tra i più virtuosi invece abbiamo nelle abitudini di mobilità tra le meno virtuose in Europa. Noi ne avremo invece più bisogno. solo per rimanere alla qualità dell’aria e ci sono già diversi studi, poi magari vedremo se saranno confutati o confermati, che stanno già considerando la correlazione tra il livello di inquinanti, e quindi il livello chiaramente di irritazione del sistema polmonare delle persone che vivono in queste aree, con l’alta contagiosità e letalità del coronavirus: in qualche modo un polmone irritato è un polmone meno sano. Per non dire della mancanza, della carenza di movimento, di esercizio che costringe a stare in casa.

F: ma secondo te possiamo prendere questa crisi come opportunità per cambiare qualche cosa?

A: Dobbiamo saper cogliere anche quel po’ di buono che ci può essere una immane tragedia come questa: credo che lo dobbiamo anche alle persone che stanno soffrendo, che stanno perdendo la vita in questo momento che quel sacrificio non sia del tutto vano e non torniamo poi a farci del male con i precedenti comportamenti patologici che generano tante cose che non vanno bene. Quindi deve essere così: crisis in greco vuol dire la trebbiatura, il momento in cui si separa il chicco dalla paglia e dalla pula quindi è la separazione, il discernimento; questo è il termine letterale. Dobbiamo sapere la verità anche in termini letterali, capire cosa riprendere e portarci appresso dopo questa tragedia. Invece magari cosa fare per lasciarci alle spalle non portarcelo perché poi veramente arriva il momento in cui ripensiamo in maniera critica ciò che facevamo prima.

F: la diminuzione del traffico motorizzato privato, come dicevi tu prima, porta tante di quelle sciagure, a cominciare dai morti sulla strada e poi l’inquinamento, che qualcosa va cambiato: senza tutto il traffico che c’è abitualmente sembra che le città siano decisamente migliori dal punto di vista dell’aria

A: Certo! In questo momento siamo tutti in casa per proteggerci da questa pandemia, stiamo anche facendo del bene all’aria che respireremo fuori: purtroppo non possiamo godercela perché siamo in casa e l’aria domestico non è che sia un granché pulita, ma al momento però contemporaneamente stiamo facendoci del male per mancanza di attività fisica. Il nostro corpo non è fatto per stare fermo a differenza dei macchinari e quindi dovremmo avere l’intelligenza e la lungimiranza e anche l’egoismo, se permetti, di un turismo intelligente, non stupido, di capire che, finita questa emergenza quando si tornerà gradualmente ad uscire per tornare al lavoro per fare cose via via essenziali (non ci aspettiamo che di botto torneremo come prima ci vuole tempo) ma man mano che ricominceremo ad uscire dovremo evitare i mezzi pubblici per evitare la vicinanza tra persone. Sarà l’occasione per dire che, se ci dobbiamo spostare in città di uno due cinque chilometri, che sono distanze dove la bicicletta e più che competitiva, muoviamoci in bicicletta; e se magari a cinquecento metri andiamo a piedi cioè facciamo mobilità attiva, usiamo le gambe evitando di tornare al livello di inquinamento che ci stiamo lasciando alle spalle. Soprattutto cominceremo a recuperare quella mancanza di attività fisica che in questo momento comunque ci sta facendo male, ci sta indebolendo fisicamente quindi avremo bisogno di grandi dosi di movimento e questa sarà l’occasione di questa di ripartenza graduale per cominciare a cambiare abitudini. La cosa più difficile è cambiare la prospettiva di testa poi quando la si comincia ad attuare si dice “ma come facevo prima di scoprire questo mondo?”. Noi che cisiamo convertiti lo sappiamo e possiamo garantire: dopo aver preso una buona abitudine non la si lascia più però bisogna provarci.

F: per concludere Alessandro, possiamo dire che la bici ci salverà?

A: Può contribuire per i cambiaeìmenti climatici, per la qualità dell’aria, per la salute collettiva e personale, per il movimento, per l’obesità, per i minori incidenti e anche per una socialità diversa. Abbiamo tutti una grande voglia di socialità, ma quando potremo tornare alla vita normale due persone che si incrociano con l’auto torneranno ad essere due nemici: uno vede l’altro come un ostacolo! Due persone in bicicletta si salutano sempre. Abbiamo bisogno anche di questo.

F: sì è vero, andiamo in giro sempre con il sorriso e con il sorriso spero di poterti accogliere in in futuro perché ti chiamerò ancora: un tuo contributo a pedalognigiorno sarà sempre prezioso.

Grazie Alessandro Tursi.