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Intervista a Valerio Montieri

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Valerio Montieri, architetto e Consigliere Nazionale FIAB

Il testo seguente è la trascrizione dell’intervista che potrete ascoltare nel podcast.
Chiedo scusa se nel testo possono esserci errori e imperfezioni dovute alla trascrizione automatica dell’audio

Legenda
F: Filippo Catania
V: Valerio Montieri

F: ciao valerio benvenuto a pedalognigiorno

V: ciao a tutti e grazie per l’invito

F: ti ho chiamato perché ho letto l’ebook che hai pubblicato attraverso il sito di Bikeitalia di Paolo Pinzuti: l’hai scritto insieme a Matteo Dondé, un tuo collega architetto di Milano che si occupa di mobilità sostenibile e dall’architetto Paolo Gandolfi ex deputato che tanto ha fatto per la mobilità sostenibile e ciclistica nella passata legislatura. Avete scritto questo piccolo ebook perché siamo prossimi alla fase due determinata dal COVID-19, giusto?

la copertina dell’ebook

V: Esattamente. Adesso stiamo ancora vivendo diciamo in quarantena, ma tutti noi stiamo cercando di immaginarci come sarà dopo ovviamente per quanto riguarda la mobilità la questione sarà molto complessa perché sappiamo bene che l’importanza del distanziamento sociale impatterà in maniera molto determinante rispetto al nostro modo di muoverci e quindi anche rispetto all’uso del trasporto pubblico

F: certo perché che saremo tutti portati ad usare l’automobile un po’ perché pensiamo sia protettiva e dall’altro probabilmente i nostri governanti e amministratori spingeranno in questo senso

V: si esattamente io credo che ci saranno appunto delle direttive e quindi immaginiamo che la capienza, la portata del trasporto pubblico debba diminuire probabilmente quasi della metà se non di più. Se pensiamo che il trasporto pubblico sta in piedi da un punto di vista economico per circa il venticinque per cento dei biglietti e poi tutto il resto sono invece gli investimenti delle amministrazioni è chiaro che implementare un trasporto pubblico che possa rispettare le regole del distanziamento sociale e diventa un’operazione molto complicata. Quindi c’è un po questa idea che il resto dovrà essere assorbito comunque da un trasporto privato. L’unico esempio che abbiamo in questo momento è quello di Whuan dove appunto alla ripresa è stato verificato che il crollo del del tpl è stato appunto attorno alla metà dei trasportati se non ricordo male non sessanta per cento a meno del trenta e gli studi ci dicono che è quasi tutto quel trasporto si è riversato sul trasporto privato motorizzato. Capiamo bene che questo è un impatto, chi vive nelle città italiane lo sa già, è un impatto assolutamente inaccettabile pensando al livello di congestione e inquinamento che avevamo, diciamo tra virgolette, nella nella normalità precedente al COVID-19.

F: Voi avete proprosto, comne anche FIAB ha fatto, una riorganizzazione del trasporto pubblico in qualche modo perché comunque si potrà usare e anche una diversa gestione dello spazio pubblico quindi per orientare le scelte di mobilità dei cittadini

V: Esattamente. Crediamo che per lo spazio pubblico c’è in ballo una questione di riequilibrio: per tanti anni appunto è stato sostanzialmente destinato al traffico veicolare motorizzato questo è il momento in cui non possiamo esimerci dal pensare a soluzioni alternative di ridistribuzione dello spazio urbano. Quindi pensare proprio a tutte quelle scelte anche molto semplici contenute nel manualetto che vuole essere proprio uno strumento molto snello, molto semplice. Abbiamo cercato, insieme agli amici di Bikenomist con l’aiuto di Pinzuti e di Sangalli, di creare anche una grafica abbastanza semplice e comunicativa proprio per far capire che ci sono delle soluzioni veramente a portata di mano sia dal punto di vista dei tempi di realizzazione che dei costi per ridistribuire questo spazio urbano e incentivare quella che chiamiamo mobilità attiva quindi pedoni e ciclisti. Lo facciamo soprattutto perché sappiamo bene che in città la maggior parte degli spostamenti prima di questa emergenza era stimata in alcune città attorno sessantacinque-settanta per cento è una mobilità di brevissima distanza, tre cinque sette chilometri al massimo. Quindi capiamo bene che, se noi diamo delle soluzioni per poterci muovere adeguatamente a piedi e in bicicletta, queste distanze sono assolutamente percorribili dalla maggior parte delle persone

F: Quindi volete modificare proprio la strada per concederla un po’ di più a pedoni e ciclisti e cercare di ridurre non solo gli ingorghi non solo la la pericolosità, ma soprattutto l’inquinamento che è causa anch’esso di morti e malattie in numero consistente.

V: Esattamente. Dicevi bene all’inizio: mi occupo di questi temi da sempre, ma nessuno di noi ha mai pensato di eliminare l’uso dell’automobile. Sappiamo però che, specialmente negli ambiti urbani, c’è sempre stato almeno in questi ultimi anni, nei decenni direi, un abuso dell’automobile quindi è solo una questione ripeto di riequilibrio: cerchiamo di usare la forma di mobilità più utile e più comoda a seconda degli spostamenti che devo andare a fare e quindi, non per scendere nello specifico, ma poi è un punto che chi avrà la voglia di sfogliare questo manualetto potrà vedere, sono le soluzioni come la moderazione del traffico; utilizzare alcune strade abbassando la velocità delle automobili in modo da consentire un uso promiscuo; in molti casi andare a individuare tre quattro cinque dieci direttrici a seconda ovviamente della complessità del contesto urbano in cui si lavora e andare a ricavare dello spazio per biciclette i pedoni. Quindi la realizzazione di corsie ciclabili o semplicemente inserire la segnaletica; l’allargamento di alcuni tratti di marciapiede. Ovviamente queste cose andranno poi segnalate con degli elementi provvisori come delimitatore di corsia ma insomma diciamo elementi molto semplici da posizionare. È chiaro che una parte della strada che prima era dedicata solo alla esclusivamente al traffico motorizzato dovrebbe essere utilizzata per biciclette e pedoni. Non ci facciamo ingannare dall’idea che questo possa creare ulteriori ingorghi nella porzione di strada rimanente perché credo che sia esperienza comune di tutti noi che le strade italiane specialmente nelle città spesso hanno due sensi di marcia, ma corsie decisamente sovradimensionate. Pensate a quante delle nostre strade urbane sono utilizzate per la sosta in doppia fila che è la dimostrazione palese che quella strada è troppo larga: cioè in quella strada ho lo spazio per due corsie per senso di marcia e per qualcos’altro. Ecco quel qualcos’altro deve diventare una direttrice sicura chiara ben segnalata per la mobilità ciclistica. Questa è l’idea di fondo

F: Dico sempre che è possibile lavorare a casa in un senso che si predica da tanto tempo, ma che poi in emergenza è stato realizzato: quello che si chiama smart working (che abbiamo sempre chiamato telelavoro): lavorare da casa comincia a diventare realtà e le aziende si sono dette disponibili a praticare questo tipo di lavoro. Così come è stato fatto quello io penso che, quello che avete scritto voi e che proponiamo tutti noi, sia fattibile con poco: disegnare una striscia per terra può essere economico e immediato e chissà anche, come dire, “educativo”?

V: Per formazione credo poco nell’educazione, ma nel senso del fare educazione in senso coercitivo. Io credo nell’educazione esperenziale. Se noi creiamo le condizioni per poterci muovere in un modo diverso… lo dico sempre: gli italiani, quando fai le cose fatte bene e in maniera molto chiara, a me sembra alla fine che sia uno dei popoli che cambia più velocemente. Non è vero che noi siamo restii ai cambiamenti:pensiamo la famosa raccolta differenziata, pensiamo alle cinture di sicurezza, al fumo nei locali pubblici, insomma abbiamo cambiato tantissime abitudini in un senso direi banalmente del vivere più civile semplicemente basta che dalla parte del governo vengono delle indicazioni chiare che siano delle possibilità reali, fattibili. È chiaro che se mi dicono di andare al lavoro in bicicletta ma poi trovo una strisciolina di settanta centimetri, è interrotta ogni cinquanta metri, che magari la strada asfaltata e la mia pistina è tutta con le buche eccetera è chiaro che mi sento semplicemente vessato. Ma se invece ho una direzione chiara, uno spazio ragionevole, delle indicazioni univoche io credo che lo faccio. Aggiungo solo un pensiero finale. Noi sappiamo bene quando probabilmente male ci stia facendo stare in casa bloccati senza poterci muovere proprio da un punto di vista banalmente fisico: trovare una soluzione per cui riusciamo a ritornare a lavorare riprendendo quel minimo di mobilità quotidiana. Dieci-quindici minuti in bicicletta all’andata e dieci-quindici minuti in bicicletta il ritorno credo che sia, non lo dico io, lo dicono appunto i testi scientifici, sia una delle medicine più straordinarie, proprio una delle medicine che serve a innalzare le barriere immunitarie: quindi proprio un qualcosa che in questo momento è di grande utilità. Credo riusciamo a cogliere l’occasione di questa tragedia che ci sta coinvolgendo per fare un passetto in più e non è un passetto in meno: appunto come giustamente dicevi tu, molti enti e molte società dicono di aver fatto la trasformazione digitale in quindici giorni quando i programmi prevedevano di farla in tre anni. Vuol dire appunto che le strisce per terra veramente le realizziamo in tre notti, ma col traffico di adesso le realizziamo in tre giorni: vanno fatte le scelte chiare e comprensibili: questa è la strada da percorrere.

F: Valerio Montieri io ti ringrazio molto per il tempo che ci hai dedicato. È stato veramente molto interessante con te. Possiamo trovare l’ebook nel sito di bikeitalia.it. Ti ringrazio di nuovo e ti saluto caramente grazie!

V: Io ringrazio tantissimo voi e un forte in bocca al lupo a tutti per la ripresa.

F: Viva il lupo!