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Quella sporca storia di negri

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Filippo Catania

Il 9 febbraio 2021 è morto Chick Corea.

Ai più potrebbe dire poco, ma agli appassionati di jazz viene a mancare un punto di riferimento. Nel 2020 sono morti molti riferimenti musicali importanti: tra i jazzisti McCoy Tyner, Ellis Marsalis, Lee Konitz, Jimmy Cobb, Steve Grossman, Gary Peacock, Stanley Crouch e tra i pop-rock Little Richard, Eddie van Halen, Florian Schneider, Spencer Davis.

Della loro vita rimangono testimonianze indelebili di una filosofia, di un modo di pensare, di un’epoca che, finita la seconda guerra mondiale, ha visto rinascere la vita, crescere la coscienza sociale delle persone e spingere i giovani a voler cambiare la società.

I musicisti che ho citato sono proprio quelli che hanno segnato quest’epoca di profondo cambiamento della società. Nel jazz Chick Corea rappresenta un movimento musicale che ha cambiato radicalmente lo stile del jazz affiancando Miles Davis, e il be-bop inaugurato da Charlie Parker, in un percorso musicale rivoluzionario. Il Jazz modale, senza entrare nei particolari perché non ne sono capace, è una costruzione armonica fatta da frammenti di modo (frammenti di accordi) usando anche l’improvvisazione: quindi un ribaltamento della musica tonale che ascoltiamo da 500 anni.

Mi sono avvicinato al jazz nell’era della contestazione (anni ’70) perché questo genere musicale portava un messaggio di ribellione e di cambiamento: la musica nera (“quella sporca storia di negri“, come intitolai una mia trasmissione radiofonica sul jazz della metà degli anni ’70), come testimonianza di oppressione e come strumento di rivoluzione. Idem per tutto il genere pop-rock di quegli anni.

Quindi la coscienza sociale e politica di noi giovani degli anni 60-70 era radicata in riferimenti culturali precisi e significativi che accompagnavano la nostra lotta rivoluzionaria che era tale perché tendeva a ridefinire i rapporti sociali in Italia come alcuni episodi storici hanno determinato: lo statuto dei lavoratori, il divorzio, l’aborto. Dentro questa rivoluzione c’era la lotta al capitalismo, la lotta contro la guerra (allora c’era il Vietnam), le lotte ambientaliste.

In conclusione, la morte di Chick Corea pone fine alla vita di un grandissimo artista che ha segnato un’epoca musicale di straordinaria importanza, ma segna la perdita di un riferimento culturale con il quale sono cresciuto e mi sono formato, ma che ringrazio per avermi accompagnato fino a qui.

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